I lavori del gruppo “Colture seminative” hanno affrontato il tema in oggetto attraverso una discussione tesa ad identificare dapprima gli attuali fabbisogni di ricerca del settore e in seguito le diverse modalità di lavoro con le quali operano i ricercatori ed i tecnici preposti al trasferimento dell’innovazione nel campo del biologico. In questa fase si è cercato anche di evidenziare le differenze tra il sistema “ricerca, sperimentazione e trasferimento” dell’agricoltura convenzionale e quello dell’agricoltura biologica.

NECESSITA' DI RICERCA

Per quanto riguarda il fabbisogno di ricerca, il gruppo di lavoro ha iniziato la propria riflessione analizzando le tematiche che nel 2002, al termine del seminario di Bologna, furono ritenute prioritarie:

  1. Metodologie di indagine: individuazione di parametri o indici sintetici e di una metodologia per la valutazione della sostenibilità complessiva dell’agroecosistema (agronomica, biologica, economica, ambientale, ecc.) e della biodiversità, metodi di stima dell’evoluzione della popolazione delle infestanti e dei parassiti, metodi di stima della qualità globale dei prodotti.
  2. Gestione della flora infestante: pratiche agronomiche (falsa semina, avvicendamento, sovesci ad effetto allelopatico), macchine per il controllo fisico e meccanico
  3. confronti varietali
  4. gestione del suolo: gestione e dinamica dei nutrienti (quantità ed epoca di rilascio da matrici organiche di diversa natura; variazioni del livello di fertilità fisica, chimica e microbiologica del terreno; il ruolo della componente biotica del terreno sul rilascio di nutrienti scarsamente solubili; interazioni con: cover-crops; catch crops; tecniche di lavorazione del terreno)
  5. Mezzi tecnici: fertilizzanti/concimi (caratteristiche intrinseche ed effetto sulla coltura e sull’ambiente), concianti, fungicidi, insetticidi
  6. Qualità dei prodotti: qualità tecnologiche (con particolare riferimento ai cereali), qualità igienico-sanitarie, qualità “globale”
  7. Valutazione economica del sistema

Sulla base di questo elenco di priorità si è aperta la discussione al termine della quale, alla luce delle attuali esigenze, si è convenuto sull’importanza che ancora oggi queste problematiche rivestono nel mondo del biologico e dei grandi seminativi in particolare. Tuttavia si è ravvisata anche la necessità di dare maggiore enfasi alla ricerca sulla qualità delle produzioni agricole biologiche e dei relativi prodotti della trasformazione, con particolare riguardo ai cereali, alla pasta ed al pane, facendo maggiore riferimento ai metodi di valutazione complessiva del prodotto (qualità organolettica e qualità globale) e tenendo in debita considerazione le tecniche di trasformazione dei prodotti (non soltanto quelle di produzione). A questo riguardo è stata segnalata la necessità di sviluppare studi relativi alle “filiere di produzione” al fine di individuare i punti di debolezza all’interno dei rapporti che si instaurano tra i diversi soggetti della filiera stessa (produttori, primi trasformatori, secondi trasformatori, commercianti, consumatori) e di cercare strategie per il loro superamento.

Alla fine della discussione, il gruppo di lavoro ha individuato 4 macrotematiche che potrebbero riassumere l’attuale fabbisogno di ricerca nel settore dell’agricoltura biologica applicate a sistemi erbacei di pieno campo:

  1. Studio del sistema. All’interno di questa tematica si collocano le ricerche che si pongono come obiettivo lo studio delle modificazione indotte dall’applicazione ripetuta dei metodi di agricoltura biologica nell’agroecosistema al fine di valutarne la sostenibilità (agro-ambientale, economica, sociale) ed il livello di biodiversità; nell’ambito di questa tematica vengono ritenuti strategici gli studi sui flussi di energia e di carbonio nei sistemi agricoli biologici.
  2. Gestione del sistema. In questa macrotematica si possono collocare tutte le ricerche volte al miglioramento della gestione dell’agroecosistema secondo i principi dell’agricoltura biologica: gestione della flora infestante (falsa semina, avvicendamento, sovesci ad effetto allelopatico, macchine per il controllo fisico e meccanico, ecc.); gestione del suolo e dei nutrienti: dinamica dei nutrienti (quantità ed epoca di rilascio da matrici organiche di diversa natura; variazioni del livello di fertilità fisica, chimica e microbiologica del terreno; il ruolo della componente biotica del terreno sul rilascio di nutrienti scarsamente solubili; interazioni con: cover-crops; catch crops; tecniche di lavorazione del terreno); gestione delle colture: scelta varietale (indirizzata non soltanto alla produttività ed alla qualità delle produzioni ma anche alla capacità dei diversi genotipi di sviluppare interazioni positive con altri genotipi tra di loro consociabili), applicazione di concianti, fungicidi, insetticidi.
  3. Gestione della qualità dei prodotti. Questa macrotematica potrebbe riunire i diversi filoni di ricerca volti ad analizzare le problematiche connesse alla valutazione della qualità dei prodotti biologici e ad individuare altri parametri della qualità in grado di evidenziare anche altre caratteristiche dei prodotti (qualità organolettica, qualità globale, ecc.) e non soltanto quelle tecnologiche e nutrizionali.
  4. Gestione delle filiere di produzione. In questa macrotematica troverebbero spazio gli studi in grado di fornire un contributo all’attivazione duratura di filiere agro-alimentari e agro-industriali in grado di migliorare il valore aggiunto delle produzioni primarie esaltandone le qualità intrinseche ed estrinseche.

Nel complesso, indipendentemente dalla macrotematica, il gruppo di lavoro concorda sulla necessità di sviluppare ricerche mirate alla soluzione dei problemi pratici degli agricoltori ma, allo stesso tempo, indirizzate anche a dare risposte di medio e lungo periodo perché attraverso queste ultime si può evidenziare la “sostenibilità” della gestione tecnica dell’interno agroecosistema ed identificare gli strumenti utili a superare le problematiche globali a livello locale.

METODOLOGIE DI RICERCA-SPERIMENTAZIONE

Terminata questa prima parte della discussione, il gruppo di lavoro ha affrontato il tema specifico del seminario iniziando ad analizzare le metodologie di ricerca-sperimentazione e trasferimento del mondo della ricerca agraria convenzionale ponendole a confronto con quelle attualmente utilizzate dal mondo del biologico.

La ricerca nel sistema dell'agricoltura convenzionale

Analizzando la ricerca applicata nel sistema convenzionale si rileva come questa si realizzi prevalentemente presso laboratori privati (società sementiere, produttrici di fertilizzanti, anticrittogamici, antiparassitari ed erbicidi) i quali dopo aver messo a punto e saggiato un prodotto, lo collaudano in aziende sperimentali di loro proprietà o terze, spesso interessando alla sperimentazione strutture pubbliche di ricerca (università, enti di ricerca, ecc.) per portare all’attenzione dei tecnici e degli agricoltori i nuovi ritrovati. Ciò in genere avviene nel corso di giornate divulgative con visite in campo, incontri conviviali e distribuzione di materiale informativo al fine di garantire il trasferimento dell’innovazione all’utente finale: gli agricoltori. Questi, alla ricerca del “rimedio specifico” in grado di risolvere potenzialmente i loro problemi aziendali, partecipano numerosi a questo tipo di incontri ed il sistema “ricerca-sperimentazione-trasferimento” si completa con successo demandando il completamento della divulgazione aitecnici /venditori dell’industria.

La ricerca nel sistema dell'agricoltura biologica

Rispetto a questo tipo di approccio, che vede come oggetto principale il “nuovo prodotto” dell’industria o del miglioramento genetico, nel campo del biologico, fermo restando l’interesse per l’individuazione di genotipi di maggiore interesse (anche per le loro caratteristiche di resistenza) la ricerca del singolo prodotto in grado di risolvere un problema tecnico è decisamente meno interessante visto che molti operatori sono ormai consapevoli che per una buona gestione dei sistemi agricoli in biologico è necessario sviluppare strategie gestionali di insieme più che ricercare all’esterno dell’azienda la soluzione a problemi interni. Ecco quindi che, salvo qualche eccezione, la ricerca in biologico non si realizza nei laboratori delle grandi multinazionali ma all’interno dei centri di ricerca istituzionali facendo ricorso a finanziamenti prevalentemente pubblici. Ne consegue che, in genere, venendo meno l‘interesse alla produzione dello specifico mezzo tecnico il sistema “ricerca-sperimentazione-trasferimento” nel campo del biologico (ma anche in altri settori come per esempio l’agro-ambiente) tende ad incepparsi per un’insieme di motivi. Forse il più importante potrebbe essere rappresentato dalla mancanza di un interesse condiviso all’interno del sistema da parte dei soggetti interessati: i ricercatori, gli sperimentatori e i divulgatori e gli stessi agricoltori. Da una parte troviamo infatti i ricercatori pubblici che non sono interessati a sperimentare e trasferire perché istituzionalmente essi sono tenuti a rispondere del loro operato agli enti finanziatori che non sono quasi mai gli utilizzatori finali della loro ricerca. Dall’altra parte ci sono gli sperimentatori che attraverso specifiche strutture pubbliche operano il trasferimento dell’innovazione proveniente dal mondo della ricerca, organizzando incontri tecnici accompagnati da visite in campo che sempre più spesso non raccolgono l’interesse dei destinatari finali (agricoltori e tecnici). Questa fase del sistema si trova frequentemente compressa da una parte dall’esigenza istituzionale di fare comunque sperimentazione e, dall’altra, di non disporre sempre di innovazione tecnologica da trasferire. Infatti, ad eccezione di alcuni temi di ricerca (p.e. confronti varietali) i risultati degli studi condotti sui metodi di agricoltura biologica richiedono alcuni anni di accurata gestione del sistema e di attenta verifica prima di assumere quella ragionevole attendibilità che ne autorizzi la divulgazione.

Infine i destinatari finali: gli agricoltori ed i tecnici (degli enti pubblici, delle associazione dei produttori, privati) sono sempre meno interessati a questa tipologia di approccio alla ricerca che spesso non è in grado di dare risposte dirette alle loro esigenze immediate. All’interno del gruppo di lavoro, molti hanno testimoniato la difficoltà di raggiungere un numero significativo di presenze in occasione degli incontri tecnico-scientifici seppure organizzati per tempo e per i quali è stata data ampia e capillare informazione.

Su questo sistema nel suo complesso pesano alcune condizioni al contorno che si stanno realizzando in questi ultimi anni, in particolare la sempre maggiore carenza di fondi destinati al settore della ricerca pubblica (e non soltanto quella agraria) e il progressivo smantellamento del settore dell’assistenza tecnica. Da più parti si lamenta, infatti, la mancanza di tecnici preparati in grado di operare in ambito aziendale.

In queste condizioni non deve meravigliare che l’informazione non riesca a circolare tra i soggetti interessati al sistema “ricerca-sperimentazione-trasferimento” e all’interno di ogni singolo settore.

A seguito di questa impietosa analisi, il gruppo di lavoro condivide la necessità di proporre nuove strategie di lavoro sia all’interno delle strutture coinvolte nel sistema “ricerca-sperimentazione-trasferimento” che tra le strutture stesse. A tal fine per ciascuna componente di detto sistema si sono analizzati i punti di debolezza e le iniziative da sviluppare per raggiungere quegli obiettivi istituzionali oggi non sempre realizzati in un contesto tecnico-scientifico e socio-economico profondamente mutato.

Prima di approfondire le problematiche di ciascuna componente del sistema, il gruppo di lavoro ha riflettuto sui requisiti minimi che il sistema “ricerca, sperimentazione e trasferimento” in agricoltura biologica deve possedere, confermando la necessità di:

  1. realizzare ricerche di breve-medio periodo in aziende “bio” con sistemi colturali assestati (avviati al biologico da almeno 5 anni) che offrono sufficienti garanzie in termini di serietà imprenditoriale e competenza tecnica onde fornire risposte di breve e medio periodo in merito all’applicazione delle tecniche agronomiche in sistemi colturali “bio”;
  2. realizzare ricerche di lungo periodo in sistemi colturali “bio” assestati e monitorati (avviati al biologico da almeno 5 anni e condotti nel rispetto di protocolli sperimentali predefiniti), realizzati presso enti di ricerca pubblici che offrono sufficienti garanzie di competenza tecnico-scientifica e offrono maggiori garanzie di continuità e correttezza gestionale delle ricerche nel lungo periodo;
  3. operare in modo coordinato e integrato (a livello territoriale e disciplinare) per esaltare le possibili interazioni tra sistema colturale/tecniche - ambiente pedoclimatici - tempo al fine di aumentare l’”efficienza” della ricerca in termini di risultati ottenibili ed di rapporto risorse impegnate/risultati ottenuti;
  4. curare la trasferibilità dei risultati ottenuti ed effettuare il collaudo degli stessi in aziende e/o Centri sperimentali della zona.

Analisi schematica dei punti di debolezza di ciascuna componente del sistema “ricerca-sperimentazione-trasferimento” ed indicazioni sintetiche sui possibili strumenti per il loro superamento

PROPOSTE OPERATIVE

RICERCA
punti di debolezza effetti prodotti rimedi
scarso coordinamento all’interno e tra le strutture nazionali preposte alla ricerca di base ed applicata scarsa circolazione dell’informazione; rischio di “ripetizione” della stessa ricerca da parte di strutture non coordinate seminari nazionali; attivazione di reti tra istituti di ricerca (Università – CNR – CRA); maggiore coordinamento con network europei
incompleta corrispondenza degli obiettivi della ricerca con i fabbisogni degli utilizzatori finali allontanamento del mondo operativo da quello della ricerca maggiore coinvolgimento degli utilizzatori finali in fase di progettazione della ricerca (eventualmente anche finanziario)
insicurezza sulla capacità di gestione economica delle ricerche di lungo periodo difficoltà nel fornire risultati spendibili a livello internazionale sia dal punto di vista scientifico che di supporto alle politiche nazionali e sopranazionali; indisponibilità ad attivare meccanismi sperimentali complessi
maggiore condivisione delle risorse attraverso l’interscambio delle informazioni relative ai bandi di ricerca; utilizzazione collegiale delle ricerche di lungo periodo già esistenti; partecipazione ai network europei

Per quanto riguarda il settore della ricerca, dai partecipanti ai lavori del gruppo, è emersa chiaramente la necessità di sviluppare incontri tecnici per iniziare a far circolare le informazioni già disponibili presso le università, i centri e le aziende sperimentali.
I rappresentanti delle strutture universitarie presenti si sono dichiarati disponibili a sviluppare una rete della ricerca nazionale che coordini le attività delle strutture in possesso dei requisiti precedentemente indicati al punto 2 (Università-CRA-CNR) stimolando l’interscambio delle esperienze e l’adozione di protocolli condivisi. Il gruppo di lavoro riterrebbe opportuno che la rete delle strutture di ricerca identificasse in una persona fisica il coordinatore con il compito di interagire con le reti nazionali già esistenti (FIRAB – RIRAB – GRABIT, ecc.) e rappresentare in modo unitario il mondo della ricerca italiana sul biologico in sede europea. Oltre a mettere in rete le esperienze maturate e le conoscenze acquisite, l’obiettivo di questa sorta di “coordinamento delle reti” sarebbe anche quello di fare “lobby” a livello nazionale, migliorare l’immagine dell’Italia della ricerca in ambito europeo, suggerire le tematiche di ricerca e le modalità di realizzazione delle stesse agli enti finanziatori e quindi accedere con maggiore facilità a finanziamenti nazionali e comunitari.

 

SPERIMENTAZIONE
punti di debolezza effetti prodotti rimedi
scarso coordinamento tra le strutture preposte alla sperimentazione e quelle preposte alla ricerca di base ed applicata scarsa circolazione dell’informazione; trasmissione di innovazioni di scarso interesse per gli utenti finali seminari nazionali; attivazione di reti tra istituti di ricerca e centri/aziende sperimentali a livello regionale (es. rete dei Poli in Toscana) e trans-regionale

Relativamente al settore della sperimentazione, si auspica una maggiore condivisione delle attività dei centri/aziende sperimentali con le strutture istituzionalmente preposte alla ricerca ed un più stretto legame tra quelle aziende che sviluppano attività dimostrative analoghe ed in sintonia con i criteri enunciati ai punti 1-4. Al fine di differenziare quanto più possibile le tematiche oggetto di sperimentazione (e quindi soddisfare maggiormente la richiesta degli utenti finali del sistema) ed allo stesso tempo tentare di ridurre i costi della sperimentazione, il gruppo di lavoro ritiene opportuno che le aziende ed i centri di sperimentazione si coordinino per individuare tra loro quelli più vocati a sviluppare un certo tipo di attività piuttosto che un altro anche in relazione alle caratteristiche territoriali.

SPERIMENTAZIONE
punti di debolezza effetti prodotti rimedi
impiego di modelli e strumenti per il trasferimento dell’innovazione non sempre adeguati ai diversi contesti socio-economici e culturali scarsa efficacia del trasferimento; disaffezione degli utenti finali all’utilizzazione dei mezzi di comunicazione tradizionali impiego di nuove tecniche di comunicazione e di nuovi strumenti per il trasferimento dell’informazione

Per le attività di trasferimento, il gruppo di lavoro ha ritenuto di fondamentale importanza:

  • disporre di una aggiornata banca dati sullo stato della ricerca “bio” condotta in Italia per tematica e per filiera;
  • identificare nuove tecniche di comunicazione e nuovi strumenti per il trasferimento dell’informazione tenendo maggiormente conto dei contesti all’interno dei quali si intende diffondere l’innovazione, del tema dell’innovazione e dei soggetti beneficiari;
  • riattivare quel sistema di assistenza tecnica alle aziende, che per molti anni ha svolto il ruolo di “cinghia di trasferimento” dell’innovazione in agricoltura, promuovendo l’immagine ed il ruolo del “tecnico” sia nel settore pubblico che in quello privato.

Secondo molti partecipanti, per sviluppare un sistema “ricerca-sperimentazione-trasferimento” dell’innovazione più efficiente sarebbe necessario che la società attuale percepisse maggiormente l’importanza dell’agricoltura e delle problematiche ad essa connesse. Sarebbe quindi utile, sviluppare azioni di lobby per rilanciare l’immagine dell’agricoltura e di conseguenza l’importanza della ricerca e della divulgazione in questo settore. Particolare enfasi dovrebbe essere posta in tutte quelle azioni tese a sensibilizzare il mondo politico sulla necessità di salvaguardare e promuovere la ricerca di lungo periodo in agricoltura, l’unica in grado di svolgere un ruolo di supporto alle politiche regionali e nazionali.

Un altro aspetto che interessa trasversalmente i vari comparti del sistema “ricerca-sperimentazione-trasferimento”, e richiede una riflessione specifica, è la sempre minore disponibilità di risorse da destinare al “sistema ricerca” ed in particolare a quella destinata agli studi sull’agricoltura biologica. Per far fronte a questa grave congiuntura è necessario sviluppare economie di scala attraverso l’attivazione di network capaci di coordinare le attività di diverse strutture concentrando ricerca e sperimentazione in pochi siti rappresentativi dei sistemi colturali studiati. Ciò al fine di ridurre i costi della gestione tecnica delle esperienze di campo, stimolare la interdisciplinarietà ottenendo nel contempo un proficuo scambio di informazioni e conoscenze tra ricercatori, maggiori informazioni sulle diverse componenti del sistema, più agevole interpretazione dei risultati ottenuti e quindi garantire la continuità dell’esperimento di campo grazie alla pluralità dei potenziali finanziatori (ricercatori).