30 dicembre 2015

ALT.RAMEinBIO

Ci sono mezzi alternativi al rame da utilizzare per cercare di affrancarsi totalmente o parzialmente dall’uso del rame?

altrameIl progetto ALT.RAMEinBIO:

Strategie per la riduzione e possibili alternative all’utilizzo del rame in agricoltura bio

altrameinbiointende analizzare i margini tecnici della riduzione e sostituzione del rame in agricoltura biologica tenendo conto della relativa evoluzione normativa e commerciale in Europa.

FIRAB è partner del progetto AltRameinBio

coordinato dal CREA (Centro di ricerca per la patologia vegetale) su finanziamento dell’Ufficio Biologico del MiPAAF.

AltRameinBio cercherà di individuare le strategie operative da adottare e i formulati rameici o i composti di derivazione naturale alternativi al rame, perseguendo una prospettiva di affrancamento dall’uso del rame e ambendo a fornire risposte ai produttori biologici che potranno avvalersi delle informazioni generate dal progetto per migliorare le tecniche e le strategie operative da adottare per il contenimento dei patogeni.

I risultati progettuali potranno anche essere utilizzati dalle Associazioni di produttori di mezzi tecnici che potranno trarre indicazioni dalla formulazione delle molecole a basso impatto ambientale rivelatesi efficaci nel corso delle prove.
Saranno inoltre esaminati i processi autorizzativi da seguire per consentire l’utilizzazione nella pratica agricola dei prodotti rivelatisi maggiormente efficaci.

Oltre a FIRAB e al CREA, Centro di ricerca per la patologia vegetale, partecipano al progetto anche l’Unità di ricerca per l’ingegneria agraria (ING), il Centro per la Sperimentazione Agraria e Forestale Laimburg, l’Università degli Studi della TUSCIA (DAFNE) e l’Istituto Agrario San Michele all’Adige – Fondazione Edmund Mach.

Scarica i volantini divulgativi del progetto

Stand del progetto ALT.RAMEinBIO

Per approfondimenti: Report di progetto

Obiettivi generali:

Il progetto si prefigge l’obiettivo di supportare la politica italiana ed europea che richiede fortemente la limitazione o l’eliminazione del rame utilizzato come anticrittogamico in agricoltura biologica. Va ricordato che il rame, a causa della sua potenziale tossicità per la salute umana e l’ambiente, è stato anche inserito tra le sostanze candidate alla sostituzione. Risulta, pertanto, necessario individuare le strategie operative da adottare e i formulati rameici o i composti di derivazione naturale alternativi al rame da utilizzare per cercare di affrancarsi totalmente o parzialmente dall’uso del rame.

Il progetto vuole contribuire a fornire risposte al comparto agricolo biologico che chiede la risoluzione di questa problematica dal momento che i principi fondanti di questo metodo produttivo sono in antitesi con l’impiego di sostanze responsabili di inquinamento ambientale. I produttori biologici potranno avvalersi delle informazioni che scaturiranno dal progetto, per migliorare le tecniche e le strategie operative da adottare per il contenimento delle avversità.

La riduzione o l’eliminazione del rame avrà ovvie ripercussioni positive sull’ambiente e ricadute benefiche sugli organismi tellurici e la qualità del suolo. I risultati progettuali potranno anche essere utilizzati dalle Associazioni di produttori di mezzi tecnici, che saranno coinvolte nel progetto, e che potranno occuparsi della formulazione delle molecole a basso impatto ambientale rivelatesi efficaci nel corso delle prove.

Saranno anche esaminati i processi autorizzativi da seguire per consentire l’utilizzazione nella pratica agricola dei prodotti rivelatisi maggiormente efficaci. Il progetto potrà concorrere alla crescita dell’agricoltura biologica attraverso il superamento di una delle principali criticità che affligge il comparto. Non è poi da sottovalutare la possibilità d’impiego di sostanze di derivazione naturale, efficaci nel contenimento di malattie che affliggono colture di interesse nazionale, anche in agricoltura integrata, in ottemperanza alla direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi.

Breve descrizione del progetto:

Allo scopo di valutare la possibilità di ridurre gli apporti cuprici o di riuscire a sostituire il rame, saranno condotte prove di laboratorio, serra e campo presso aziende biologiche viticole, frutticole e orticole. La vite sarà presa in esame in quanto richiede un grande consumo di rame, soprattutto per il contenimento di Plasmopara viticola.

La problematica dell’uso del rame è fortemente sentita anche in frutticoltura, soprattutto per il contenimento di Venturia inequalis, agente causale della ticchiolatura del melo e per il contenimento di Xanthomonas campestris pv. pruni, agente causale del cancro batterico delle drupacee. In orticoltura è necessario individuare strategie di protezione specialmente per il contenimento di Phytophthora infestans e delle principali batteriosi del pomodoro, pertanto, anche questa coltura sarà oggetto di indagine. Presso le aziende biologiche che ospiteranno le prove sperimentali saranno adottate misure preventive e saranno saggiate formulazioni a basso titolo cuprico messe a punto dall’Industria, dosi ridotte di rame da modulare in funzione della pressione infettiva e prodotti alternativi al rame, accuratamente selezionati, in linea con i principi dell’agricoltura biologica. Verranno anche effettuate prove volte a minimizzare l’utilizzo del rame, avvalendosi di un modello previsionale per il contenimento della peronospora della vite. Il progetto studierà, seguendo un approccio multidisciplinare, tutte le tecniche e le strategie operative atte a prevenire l’insorgenza delle malattie e a ridurne la diffusione. Saranno tenuti in debita considerazione i risultati e le conclusioni di precedenti progetti, sia italiani che europei che hanno investigato sullo stesso argomento. E’ prevista, inoltre, la costituzione di un Gruppo Operativo (GO), sulla falsariga di quelli realizzati nell’ambito dei Partenariati Europei per l’Innovazione-PEI, finalizzato all’individuazione delle strategie utilizzabili per la riduzione e/o sostituzione del rame in agricoltura biologica. Il GO prevede una cabina di regia formata da tutti i partecipanti al progetto, che svolgerà attività di supporto tecnico-consultivo a favore dell’Autorità nazionale competente ed un tavolo tecnico di confronto, al quale parteciperanno anche i produttori biologici, i produttori di mezzi tecnici e alcuni esperti europei (in particolare un esperto francese ed uno tedesco), in modo da dialogare anche con soggetti esterni all’Italia per cercare di individuare soluzioni condivise a livello europeo. L’industria di mezzi tecnici potrà avvalersi dei risultati della ricerca per sviluppare nuove formulazioni. La disseminazione dei risultati consentirà l’utilizzo nella pratica agricola delle strategie operative rivelatesi efficaci nel corso delle prove. Le molecole che risulteranno in grado di garantire una protezione soddisfacente dalle malattie oggetto di indagine saranno valutate anche da un punto di vista normativo per individuare i percorsi autorizzativi da seguire per consentirne l’impiego in agricoltura biologica.

Risultati attesi (descrizione, divulgabilità, applicazioni):

– Riduzione dell’inquinamento ambientale connesso all’uso del rame in agricoltura biologica con conseguenti ricadute benefiche sugli organismi tellurici, sulla biodiversità e sulla qualità del suolo;

– Riduzione dei rischi derivanti dal bioaccumulo di questo metallo pesante nei vegetali e conseguenti benefìci per la salute umana;

– Individuazione di molecole naturali a basso impatto ambientale per il contenimento di microrganismi agenti di malattia;

– Miglioramento della gestione fitosanitaria in agricoltura biologica grazie all’integrazione delle diverse pratiche agronomiche e delle strategie di contenimento delle avversità esaminate nel corso dell’attività progettuale;

– Valorizzazione della qualità delle produzioni biologiche;

– Individuazione dei percorsi autorizzativi da seguire per rendere utilizzabili nella pratica agricole le sostanze rivelatesi  maggiormente efficaci nel corso delle prove;

– Sostegno agli operatori, con possibilità di nuove opportunità di lavoro, correlate all’incremento delle aziende biologiche che potrebbe derivare dalla risoluzione di una delle principali criticità del comparto.

Trasferibilità e potenziali fruitori dei risultati:

Le conoscenze acquisite saranno prontamente rese disponibili per operatori, tecnici e consumatori attraverso :

– pubblicazione di materiale informativo (opuscoli, leaftles specifici per ciascuna filiera);

– scheda divulgativa di sintesi dei risultati ottenuti, al termine di ciascun anno di attività, che sarà pubblicata sul sito web “SINAB”, nella sezione “ricerca e sperimentazione”;

– organizzazione di Giornate dimostrative di campo da organizzare presso le aziende viticole, frutticole e orticole che ospiteranno le prove sperimentali, allo scopo di presentare agli operatori del comparto biologico i risultati ottenuti e l’approccio olistico con cui gestire gli agroecosistemi biologici.

– organizzazione di un convegno al termine del progetto per presentare i risultati e discutere le possibili applicazioni patiche.

Le conoscenze acquisite saranno utilizzate dai decisori politici per definire la posizione che l’Italia assumerà in vista del prossimo dibattito che si terrà in Europa sull’uso del rame in agricoltura biologica.

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altrameinbio 1Nella Giornata Dimostrativa, l’8 luglio us, organizzata dal Dip. di Scienze per l’Agricoltura e le Foreste (DAFNE) dell’Università degli Studi della Tuscia, è stato presentato, prima in aula e poi in campo, il progetto ALT.RAMEinBIO dai diversi soggetti scientifici impegnati per la riduzione dell’impiego del rame in agricoltura biologica nella protezione di differenti coltivazioni orto-frutticole di rilevanza nazionale.

Per la FIRAB è intervenuto il Dr. Carlo Bazzocchi che ha fatto il punto normativo ed applicativo del rame in Italia ed in Europa.

Per approfondimenti:

Comunicato alt rame in bio 12072016

 

 

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