25 Settembre 2020

Progetto LIFE-GRACE

GRAsslands Conservation Efforts through usage

L’agricoltura ha sempre cercato una ovvia alleanza con la biodiversità, addomesticando varietà e razze e integrandosi con quella naturale. La rottura prodotta dalla semplificazione agroindustriale a vocazione ‘monocolturale’ ha, dal secondo dopoguerra, tramutato il settore primario in una minaccia alla diversità biologica, sia essa intesa come patrimonio genetico che come ricchezza di ecosistemi. Tale processo di semplificazione si è massimizzato con l’allevamento intensivo che ha selezionato razze ad alta resa (di un prodotto primario) da foraggiare con pochi alimenti zootecnici, spesso di origine esogena all’azienda e al territorio, generando un drastico declino della biodiversità degli areali agricoli.

Per queste ragioni, recuperare approcci estensivi che ristabiliscano una coesistenza funzionale tra allevamento animale ed essenze vegetali da gestire tramite pascolo può restituire un valore strategico al mantenimento di un presidio zootecnico, soprattutto nelle aree interne, con il loro intricato mosaico di habitat semi-naturali e paesaggio. La flora che vi si è sviluppata viene così restituita all’interdipendenza con pratiche e sistemi di agricoltura estensiva, su cui attivare un monitoraggio e lo sviluppo di sistemi di gestione sostenibile.

Il progetto LIFE-GRACE (GRAsslands Conservation Efforts through usage), coordinato dall’Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio (ARSIAL) e con partner Comunità Ambiente, Green Factor e l’Università La Sapienza, oltre a FIRAB, si prefigge lo scopo di riqualificare i sistemi di allevamento estensivi, anche tramite l’individuazione di nuove opportunità di mercato per i prodotti zootecnici, quale strumento di gestione dei pascoli e del territorio in tre aree Natura 2000 del Lazio (Tolfa, Monti Reatini, Monti Ausoni).

Monte Nuria

Il progetto Grace è un progetto LIFE-governance che nasce dalla constatazione che la conservazione degli habitat seminaturali di radura, ricadenti nella Rete Natura 2000 e per i quali si registra una progressiva rarefazione, è fortemente correlata:

– alla accessibilità e ad un razionale uso dei pascoli;

– al coinvolgimento attivo degli allevatori nel perseguimento degli obiettivi di conservazione degli habitat di direttiva  (Festuco-Brometalia, Thero- Brachypodietea,  Nardus praterie);

– al recupero delle razze autoctone infeudate ai microterritori di elezione, la cui fruizione resta irrinunciabile per le strategie di conservazione in-situ;

– alla migliore valorizzazione della carne e delle produzioni  derivanti da sistemi di allevamento incentrati sul grassfeed,  anche attraverso l’approfondimento della relazione di filiera e dei criteri che ispirano l’affidamento degli appalti per le forniture delle mense pubbliche (scuole, ospedali,  forze armate, ecc.).

Il progetto, che sarà attivo per 4 anni fino a settembre 2024, si incentra sullo stato di conservazione degli habitat di direttiva, ricadenti nella Rete Natura 2000, in tre grandi areali di particolare valenza naturalistica: i monti della Tolfa ad ovest, la Montagna Reatina a nord ed i monti Ausoni- Aurunci a sud del Lazio.

Settembre 2020 – Agosto 2024

In ciascuno di questi areali viene inizialmente valutata la situazione complessiva di gestione/non gestione degli habitat di riferimento; a partire dall’analisi di immagine satellitare, si passa alla scala catastale e, da essa a quella degli allevatori di riferimento.

Il progetto ha diversi ambiti di attività:

  1. Il primo relativo agli habitat di riferimento, per i quali, partendo dalle immagini satellitari, valutare la perdita complessiva degli habitat seminaturali intervenuta nel tempo, e soprattutto verificare lo stato di progressivo degrado associato alla mancata fruizione del pascolo, in particolare delle aree di radura meno accessibili, dove la chiusura con vegetazione arbustiva prima,  e arborea poi, è più veloce;
  2. Messa a punto di una app da parte del Dipartimento di Biologia Ambientale dell’Università di Roma la Sapienza, con il pool di botanici del prof. Attorre, che permetta agli allevatori di concorrere al monitoraggio dello stato di conservazione, attraverso l’inoltro di foto datate e georiferite di specifiche specie erbacee, indicatrici della effettiva fruizione del pascolo; questo aspetto è particolarmente decisivo ai fini dell’applicazione di una serie di misure agroambientali e/o contrattuali che hanno, attualmente, la principale controindicazione nel costo del monitoraggio da parte delle autorità di controllo;
  3. Disamina delle misure contrattuali già attivate su aree di pascolo che siano habitat di Rete Natura 2000 in altre regioni/Paesi UE, al fine di presentare una proposta all’Autorità ambientale ed all’Autorità di gestione PSR, per l’attivazione nel Lazio di una misura contrattuale, ovvero uno schema contrattuale da applicare in primo luogo negli areali in cui il fenomeno di chiusura delle radure in quota è attualmente più significativo;
  4. Rafforzamento nel segmento HORECA del ruolo delle carni ottenute da grassfeed o comunque da animali allevati in aree di Rete Natura 2000 per la quasi totalità del ciclo produttivo, ed in particolare nelle mense pubbliche, mediante l’approfondimento degli schemi attualmente applicati per i CAM (criteri ambientali minimi) che informano il Green Public Procurement, i cosiddetti appalti verdi della pubblica amministrazione nella formulazione dei capitolati tecnici relativi alle forniture di pasti per le mense pubbliche, in particolare quelle ospedaliere e scolastiche; allo stato attuale risulta solo parzialmente valorizzato il metodo bio con un più generale orientamento alle  carni di specie a ciclo breve, in particolare il pollame,  ma non vi sono schemi attivi, per i CAM, che facciano riferimento ai sistemi di alimentazione grassfeed e che valorizzino il ruolo del pascolo rispetto alla lunghezza del ciclo di vita dell’animale;
  5. Correlazione tra disponibilità di  pascoli e conservazione di razze autoctone a rischio di erosione genetica che sono l’espressione dell’ambiente in cui sono state selezionate, nei millenni, dall’uomo; una loro conservazione (funzionale sia al contrasto dei cambiamenti climatici in atto che ad un consumo etico)  non può prescindere dalla disponibilità di pascoli nel contesto territoriale di riferimento, per cui da un lato la perdita di habitat seminaturali di pascolo ha una immediata ricaduta sulle dinamiche di popolazione e, viceversa, senza razze autoctone è improponibile la conservazione degli habitat esposti alle condizioni pedoclimatiche più estreme. Le aree montane di pascolo, nella loro variabilità legata a fattori pedologici e climatici, hanno in comune un elemento dirimente: sono sempre caratterizzate dalla presenza di strati di suolo vegetale “poco profondi” e non meccanizzabili. In tali contesti, siano essi di matrice calcarea o vulcanica, il pascolo rappresenta l’unica opzione praticabile. Il punto è che i substrati poveri, associati a condizioni climatiche estreme in termini di picchi termici e carenza idrica estiva, hanno selezionato un patrimonio, in particolare di equidi e di caprini, oltre che di bovini come la Maremmana, presenti spesso con popolazioni rarefatte in microhabitat molto limitati: caso limite quello del Pony di Esperia, che esprime, attraverso la brachizzazione e il pascolamento di specie xerofite, una risposta  di adattamento di particolare interesse rispetto al cambiamento climatico in atto, ma anche l’attitudine all’impiego in chiave antincendio per la sua attitudine a contenere l’ampelodesma che funge spesso da innesco sui versanti esposti ai venti marini (parallelamente al GRACE, stiamo sviluppando una specifica prova con l’Università della Tuscia sugli Aurunci).
  6. Filiera allevatoriale e relazione tra allevatori e preparatori, in particolare nel comparto del bio, per concretizzare un migliore accesso ai canali di filiera corta, massimizzando l’accesso alla certificazione per le produzioni derivanti dalle aziende aderenti al metodo di produzione bio.
  7. L’ultimo ambito è quello relativo alla comunicazione, in quanto riteniamo quanto mai decisivo, nel solco della filosofia del “farm to fork”, socializzare i temi del grassfeed, perché la conservazione dei siti di Rete Natura 2000 con habitat seminaturali passano prioritariamente da un consumo più consapevole.

La regione Lazio presenta una condizione peculiare relativa al rapporto tra aree agricole ad alto valore naturalistico (HNV) e aree agricole Natura 2000: oltre due terzi della superficie totale della Rete N2000 ricade su aree di uso civico (proprietà collettiva civica), un quarto dei quali a pascoli. Questi sono stimati in circa 120.000 ettari su scala regionale, caratterizzati da un suolo sottile con substrati di roccia spesso affioranti, dove l’unico utilizzo ipotizzabile è il pascolo estensivo, a sua volta capace di avvalersi della presenza di 27 razze autoctone di interesse agricolo (5 cavalli, 4 asini, 5 pecore e capre, 3 maiali, ecc.). Tuttavia, queste razze sono minacciate dall’erosione genetica a causa della progressiva rarefazione del pascolo, che negli ultimi 25 anni è diminuita del 50%, e da un valore di mercato non sempre riconosciuto. Ciò ha a sua volta implicazioni significative per la perdita di habitat di interesse dell’UE, come le praterie prioritarie Festuco-brometalia, Thero-brachypodietea o Nardus, a causa della banalizzazione della vegetazione e dell’invasione di cespugli.

Il progetto GRACE vuole analizzare in dettaglio le ragioni e le alternative a una situazione che vincola la permanenza di un modello di gestione basato sul pascolo estensivo nelle aree HNV comprese in N2000, aggredendo tre fattori chiave di blocco: il progressivo spostamento del consumo di carne verso le razze associate all’allevamento intensivo (di qui la necessità di rafforzare il ruolo del consumatore, che seppur indirettamente, incide in modo significativo sulla conservazione degli habitat dei pascoli); la mancanza di operazioni di finanziamento della manutenzione / ripristino di pascoli di interesse comunitario all’interno del Programma di sviluppo rurale (PSR) regionale 2014-2020; l’assenza di una cartografia che mostri la sovrapposizione tra le aree dove le misure dovrebbero essere attuate e le aree dove è già presente il pascolo estensivo.

Con il ripristino di strategie di intervento e di governance di questi territori, connesse alla definizione di opzioni di mercato, GRACE intende così riattivare il potenziale ambientale e socioeconomico dell’allevamento estensivo, coinvolgendo anche gli agricoltori nel monitoraggio degli habitat e migliorando il loro stato di conservazione tramite l’attività di pascolo.

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