La filiera zootecnica si incontra al primo Life Grace World Cafè

Nell’ambito del progetto LIFE Grace, martedì 3 maggio dalle ore 18.00 si è svolto ad Itri il primo World Cafè, al quale hanno partecipato in presenza allevatori ed operatori della filiera zootecnica dei territori Ausoni e Aurunci (9) e con collegamento on line 14 tra allevatori, preparatori, rivenditori e altri stakeholders di altre aree ZPS, di due biodistretti (Tolfa e Litorale Romano) e di altre regioni (Basilicata) in occasione della pubblicazione del V bando di filiera Mipaaf[1] (con fondi PNRR). È un bando che prevede quali beneficiari del finanziamento le imprese che concorrono direttamente alla produzione, raccolta, trasformazione e commercializzazione di prodotti come quelli del settore zootecnico. Per beneficiare dell’agevolazione le imprese devono prima sottoscrivere un accordo di filiera[2], in ambito territoriale multiregionale, finalizzato alla realizzazione di un programma integrato a carattere interprofessionale ed avente rilevanza nazionale.

L’uscita del bando è stata l’occasione per un confronto partecipativo tra i differenti soggetti della filiera zootecnica dei tre territori di intervento (area della Tolfa, Monti Reatini, Monti Ausoni/Aurunci) per rilanciare il ruolo degli allevatori e delle filiere zootecniche virtuose e sostenibili nel gestire e presidiare gli ecosistemi pascolivi e invertire il declino delle praterie e dei loro ecosistemi, con conseguenti ripercussioni per la vitalità dei sistemi economico-sociali di queste aree interne.

Di seguito, le indicazioni emergenti scaturite dal portato dei diversi contributi per tematiche affrontate.

Opportunità e scenari di sviluppo attraverso contratti di filiera  Contratti di filiera quali strumenti idonei a valorizzare queste aree. Anche bandi su distretto oltre che filiera.
Interesse per costituire biodistretto ma solo se si chiude la filiera. Per finanziare le stalle di ingrasso, eventualmente da localizzare in aree target
Una risposta concreta alla mancanza di strutture quali laboratori (stoccaggio, condizionamento, frollatura, porzionamento, ecc.).
Realizzazione di un mattatoio nel progetto integrato di filiera
È importante pensare a 360 gradi: il biologico, se non si colloca sul mercato, è un’attività a perdere Uscire dalla logica di sostentamento della PAC e provare a fare filiera, chiudere il ciclo produttivo e distributivo tra piccole e medie realtà locali. La filiera corta e soprattutto realizzare una macelleria aziendale è molto importante per allevatore di Itri che aggiunge: “non è possibile continuare a prendere euro di pac e non fare mercato! Dobbiamo differenziare. Trovare partner che prendono vacca da abbattimento, vitelli, carne…”.
Solo un grande preparatore/rivenditore può essere capofila di un progetto/accordo di filiera che tramite: “l’accordo di filiera può comprare altri vitelli per ingrasso dai soci, investire su un polo di ingrasso di maggiori dimensioni” per Ausoni/Aurunci
Nessun contratto di filiera senza preparatori e la parte commerciale. Importanza di chiudere la filiera.
Allevatori tolfetani con produzioni bio allo stato brado che vendono vitelli, fino a 6 mesi, ad aziende del nord. Potrebbero accrescere il proprio fatturato se potessero disporre di centri di ingrasso. E vedono opportunità negli accordi di filiera.
Bene poter sottoscrivere un accordo di filiera multiregionale, magari tra allevatori e aree simili alle aree target di Grace ma con stesse strategie marketing
Contratti di filiera quali opportunità per risolvere obiettivi a lungo termine e per assicurarsi una quota di mercato. Ragionare in termini di collettività e non più di individualità.
La caratteristica dell’allevamento reatino allo stato brado è la bassa produttività. Ma questo ha significato che si sono posizionati come mercato di nicchia, quindi meno capi ma più valore; beneficerebbero di accordi di filiera.
Opportunità per supportare le startup, prevalentemente costituite da microimprese, in innovazione e ricerca (chiudere filiera corta linea vacca-vitelli, valorizzazione razze autoctone, gestione razionale pascolo, ricerca in alimentazione più idonea nelle fasi di stalla, blockchain).
Fare massa critica, migliorare e accrescere la qualità dell’offerta.
CriticitàSono realtà individualiste (piccoli allevamenti con uso di pascolo) una sorta di piccole isole (“sono tutti battitori liberi”) e non è facile metterli tutti insieme intorno ad un progetto di filiera comune.
Grossi numeri allo stato brado. Vendita vitelli. Prezzo basso perché no ingrasso (e anche se bio lo vendono come convenzionale). Allevatori non in grado di fare investimenti.
Per una grande coop nell’area tolfetana: “il consumatore compra le ns carni perché carne locale. Qui il progetto di filiera non applicabile perché le aziende sono in difficoltà e non hanno risorse da investire, tanto meno fiducia in tali strategie. Sono già impegnate nei diversi PSR Lazio e non sono disponibili ad aderire al nuovo bando sui contratti di filiera”
Il grosso della produzione sui pascoli bradi non arriva alla commercializzazione, se non come vitello vivo ai grossi ingrassatori.
Mancanza di poli di ingrasso
Calo dei mattatoi in attività (-71% delle macellerie aperte). Sono diminuite da 500 a 290 solo a Roma!
Non si chiude la filiera nella stessa azienda.
Frammentazione della offerta
… in aree N2000Problemi di autorizzazione nuove stalle o ogni intervento nella ZPS (serve Vinca, pre-screening…).
Problema gestione dei pascoli, fide…
Poli di ingrasso nelle aree N2000; per gli allevatori sarebbe meglio solo un centro d’ingrasso: i soci conferiscono in una postazione sola. Ciò significa ingrandire il centro d’ingrasso, ma si può?
Le stalle da latte inattive o quasi nel tolfetano potrebbero essere riconvertite?
Difficoltà non legate a N2000, ma prettamente culturali e sociali, come quelle della difficoltà di aggregarsi, di fare rete/filiera tra allevatori di queste aree montane (ad esempio per fare una “stalla collettiva” o anche un macello…)
Quali principali sbocchi per questo tipo di carne?Importanza del dare distintività, unicità: la chianina su reatino, marchigiana a sud, ibridi maremmana su tolfetano, vitellone bianco igp legate ai pascoli bradi montani.
Per i piccoli è importante attuare strategie di differenziazione per generare unicità che consenta di applicare un giusto prezzo che sia abbastanza superiore ai costi di produzione, cosa che ad oggi non accade dovendo “svendere” il prodotto allevato in bio a prezzi del convenzionale.
Importanza di puntare sul biologico senza troppi panegirici: “Per il marchio, sarebbe importante concentrarsi sul tema del bio piuttosto che tirare fuori altri slogan”.
È fondamentale differenziarsi e generare unicità ed è il circuito horeca (come la ristorazione) che meglio sa tradurre in valore questa unicità Fare una campagna di comunicazione fatta bene.
Spesso si assiste a “Rendere confusa la questione dei fenomeni al consumatore finale. Cosa che avviene spesso nei processi industriali. Come i detersivi. Che per il 90% sono sostenibili (certo sono acqua per il 90%!)
Non esiste più un mercato aspecifico per la carne”. Allevamento a pascolo brado, biologico, sono oramai una richiesta di un mercato di qualità, seppur ancora di nicchia, a cui è necessario prestare attenzione e a cui rivolgersi.
Per rendere “appetibile” tale produzione e valorizzarla nei canali più remunerativi (horeca ad esempio) tramite un marchio che la identifichi: per molti, ancora oggi è il marchio bio un punto di partenza
Aumentato interesse, da parte delle grandi aziende con polo ingrasso a comprare “vitelli cresciuti a pascolo e bio”, per rispondere alle crescenti richieste del mercato
Emerge con forza che: “Bisogna essere consapevoli che le aree interne hanno presupposti molti diversi da quelli di Cremonini (e della GDO, ndr), mentre presentano problematiche comuni. Riuscire a fare sistema è molto importante. Come è importante differenziare: una parte della produzione in vendita va in un certo canale mentre si possono esplorare altri canali per una parte dei capi e/o di tipologia di prodotto offerta. Ciò si traduce in differenziare offerta. È poi importante puntare sul biologico. Biologico e sostenibile è ciò che chiedono i consumatori. Forse ce la possiamo fare se continuiamo a trovare momenti come questo per confrontarci…”  

Infine, gli allevamenti di piccole dimensioni per la questione del pascolo brado lamentano che si stia giocando una partita sugli Ecoschemi (pagamenti aggiuntivi nella PAC 2023-2027 per gli allevamenti che rispettano un “regime ecologico” in fatto di benessere animale e la soglia DDD del farmaco veterinario) che favorisca solo le grandi aziende, mentre temono che non sostenga adeguatamente chi fa allevamento semibrado o che pratica pascolamento (vd box)


[1] Il link al bando

[2] Mediante lo strumento dell’accordo di filiera – introdotto con la legge Finanziaria del 2003 e ritenuto aderente alla normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato – i contratti possono essere stipulati tra i soggetti della filiera agroalimentare e il Mipaaf per rilanciare il mercato agricolo. Tali misure sono collocate all’interno della Missione 2, Componente 1 del PNRR. Un solo obiettivo: creare interventi integrati a carattere interprofessionale e con rilevanza nazionale. Fonte: Ipsoa

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