Dalle vigne del Friuli ai seminativi di Toscana e Umbria, il progetto europeo OrganicAdviceNetwork mette al centro lo scambio tra tecnici del biologico: un viaggio tra innovazione, adattamento climatico e apprendimento tra pari per costruire sistemi agricoli più resilienti e sostenibili.

di Marcello Maggioli
Nel mondo del biologico e dell’agroecologia le opportunità di apprendimento tra pari stanno vivendo un momento di grande slancio, soprattutto quando vengono promosse da progetti di ricerca e d’innovazione. Quando la comunità del bio si incontra, il sapere pratico dei professionisti sul campo si dimostra lo strumento più affidabile per interpretare contesti e dinamiche differenti, che variano da territorio a territorio. È con questo spirito che i tecnici europei hanno partecipato alle Cross Visit organizzate nell’ambito del progetto europeo OrganicAdviceNetwork. Tra il 2025 e il 2026, a distanza di circa un anno l’una dall’altra, FIRAB ha organizzato due tappe per fare il punto sulle soluzioni, innovazioni e le visioni strategiche di due territori diversi: il Friuli e la viticoltura, nella prima cross visit; le colline della Toscana e dell’Umbria, nella seconda, su seminativi e cereali.
Ecco il diario di bordo di questo viaggio in due tempi, sospeso tra sfide climatiche, innovazione tecnologica e il costante scambio tra gli attori del bio.
2025: La viticoltura biologica e le sfide climatiche, la Cross Visit in Friuli-Venezia Giulia
Il viaggio dei consulenti nel sistema produttivo bio italiano è iniziato a fine marzo 2025 tra i vigneti biologici del Friuli, in un territorio di frontiera dove i confini si attraversano e si riattraversano quasi senza accorgersene. Qui il settore del vino biologico è dinamico e strutturato, capace di offrire condizioni professionali eccellenti per tecnici dedicati esclusivamente alla gestione del vigneto o alla vinificazione.
Durante le visite a realtà storiche e innovative come Cascina Lavaroni e l’azienda agricola Visentini, il confronto tra i tecnici europei si è acceso subito sui temi della gestione del suolo, delle colture di copertura e dei modelli previsionali per la gestione e l’adattamento alle condizioni meteorologiche sempre più dinamiche. Laddove le soluzioni di gestione del suolo tra sovesci studiati per le diverse tipologie di suolo, inerbimenti spontanei e minime lavorazioni sembrano essere vincenti per adattarsi alle condizioni climatiche avverse e ai fenomeni estremi (in particolar modo quelli siccitosi), c’è una lista sempre più lunga di tecnici si affidano a soluzioni digitali per la gestione del vigneto: la grande mole di dati non va sottovalutata, ma una corretta interpretazione dei modelli permette interventi mirati, soprattutto per le situazione di emergenza legate agli attacchi dei patogeni e alla valutazione sul grado di maturazione delle uve. Tra i tanti modelli previsionali privati, c’è spazio anche per l’Intelligenza Artificiale (IA), che in alcuni casi sembra elevare le capacità di analisi delle situazioni di campo, con varie sperimentazioni in corso.
Nelle colline del Collio, caratterizzate dal tipico terreno calcareo chiamato Ponca (o flysch), l’azienda visitata (Gradis’ Ciutta) si trova ad operare in contesti morfologici misti tra pianura e pendenze, dove le operazioni si dividono ancora tra manuali e meccaniche. La discussione si è concentrata su innovazione e meccanizzazione: diverse le soluzioni per migliorare la tempestività di raccolta nei terrazzamenti, mirate ad aumentare la qualità delle uve, specialmente quando le temperature si alzano durante la vendemmia e rischiano di compromettere una buona riuscita delle operazioni.
Durante l’ultima visita in un’azienda del Grave (Scarbolo) c’è stato spazio anche per la discussione e l’approfondimento del modello istituzionale del SISSAR (Sistema Integrato dei Servizi di Sviluppo Agricolo e Rurale). Finanziato direttamente dalla Regione Autonoma al di fuori dei vincoli della PAC, questo programma rappresenta un esempio virtuoso di sinergia pubblico-privata. Attraverso il braccio operativo di organizzazioni come AIAB FVG, il SISSAR garantisce alle aziende bio l’accesso ad una rete di tecnici specializzati, che affianca alla consulenza tecnica classica moduli sull’uso efficiente dell’acqua, sul fotovoltaico combinato all’agricoltura (agrivoltaico) e sulla gestione energetica. Un servizio a doppia traccia che unisce visite aziendali a una costante attività di divulgazione tramite bollettini pubblici ed eventi dimostrativi.
2026: tra seminativi e consociazioni in Toscana e Umbria
Cambiando scenario e spostandoci avanti nel tempo, l’incontro con nuovi tecnici è proseguito nel marzo 2026 ai piedi delle colline toscane. Chi pensa a questa regione immagina subito vigne e olivi, ma le sue vallate alluvionali – anticamente paludose – ospitano oggi una realtà di grandi colture e orticoltura biologica altamente specializzata. Qui i suoli, tipicamente argillosi, richiedono capacità di adattamento per evitare i ristagni invernali, seguiti da ben cinque mesi di quasi totale assenza di pioggia a partire da aprile.
Di fronte a condizioni così contrastanti, l’ingegno degli agricoltori bio si esprime anticipando i tempi con le semine realizzate intorno al 15 ottobre, estese persino a leguminose delicate come lenticchie e ceci e la coltivazione associata (o intercropping), come visto nell’azienda agricola di Sara Passerini, in provincia di Siena. Campi di grano duro consociati a ceci, avena e ceci, grano tenero e cicerchia, o ancora piselli e farro: la consociazione si traduce in stabilità produttiva, adattamento al clima e al territorio e gestione naturale delle infestanti. Sebbene le rese medie si attestino intorno a valori più bassi della media, queste piante offrono qualità gustative e nutrizionali eccezionali, unite a un vantaggio agronomico non indifferente: spighe che sfiorano i due metri di altezza, ideali per essere intercettate e raccolte agevolmente anche all’interno delle consociazioni.
In questo contesto si inserisce il recupero dei grani antichi e dei materiali eterogenei biologici (MEB), come il Senatore Cappelli o la varietà EvoldurFabbri, grano evolutivo del Pastificio Artigiano Fabbri, attorno al quale ruota un discorso strutturato di filiera dei cereali e del giusto compenso per chi li produce. Per spuntare un prezzo remunerativo in aziende dalla superficie media ridotta rispetto agli standard europei, la filiera si chiude direttamente in fattoria, attraverso investimenti mirati su tecnologia per lavorare la granella e scelte condivise con la rete di agricoltori.
Il lavoro sulle consociazioni è proseguito in Umbria presso l’agriturismo biologico Torre Colombaia, che da anni sperimenta minime lavorazioni e consociazioni, come strumenti per affrontare le sfide del cambiamento climatico e con evidenti effetti positivi su sostanza organica e compattamento del suolo. Diffondendo risultati e difficoltà superate, l’azienda condivide con la rete di agricoltori bio le proprie conoscenze e gli strumenti per approcciarsi a questo tipo di innovazione nei sistemi seminativi, non sempre di immediata implementazione nel sistema agricolo.
In un discorso più ampio di filiera, i tecnici provenienti da vari paesi d’Europa hanno potuto interfacciarsi con una tipologia di innovazione tipicamente (ma non solo) italiana, che ragiona sulle dinamiche di sistema dell’assistenza tecnica e non solo: il Biodistretto del Chianti unisce agricoltori e operatori del bio, tecnici, cittadini e pubbliche amministrazioni attraverso attività di supporto diretto alle aziende bio, ma anche tramite formazione e varie esperienze a sostegno dell’agricoltura biologica e della gestione territoriale sostenibile. La presenza di un organo strutturato facilita le relazioni tra gli attori del territorio, ponendo le basi per trovare soluzioni condivise di sviluppo locale della filiera agroalimentare biologica.
