Il ruolo dell’assistenza tecnica nel biologico: sfide e proposte dal workshop di Organic Advice Network a Roma

La discussione ha sottolineato alcune difficoltà, dalla scarsa remunerazione dei professionisti alla frammentazione dei sistemi regionali, fino alla necessità di una formazione più vicina alle esigenze delle aziende.
di Marcello Maggioli

Il 15 giugno scorso FIRAB ha organizzato a Roma, presso la sede della Regione Puglia, un incontro per analizzare lo stato dell’assistenza tecnica nell’agricoltura biologica, nell’ambito del progetto europeo Organic Advice Network. Dalla discussione, che ha coinvolto un gruppo eterogeneo di esperti e addetti ai lavori, è emersa una riflessione su come il settore, un tempo mosso da una forte spinta aggregativa e culturale, si trovi oggi a fare i conti con un assetto economico complesso che richiede un supporto strutturale non più rinviabile.

Uno dei temi centrali della discussione ha ruotato attorno al valore percepito dell’assistenza tecnica, per cui si osserva una sorta di paradosso. Da un lato il settore del biologico (e la transizione agroecologica che esso stesso promuove) ha fame di competenze sempre più ricercate e specializzate; dall’altro le aziende agricole, strette da margini di profitto esigui, faticano a riconoscere e a remunerare il servizio di assistenza tecnica indipendente.
Il rischio, discusso durante il workshop, è che il supporto tecnico venga ridotto ad un mero adempimento burocratico, necessario quasi esclusivamente per l’accesso ai fondi pubblici, perdendo così la sua funzione di innovation broker, per dirla con un termine caro alle pubbliche amministrazioni.
A complicare la situazione vi è un mercato delle consulenze distorto, dove i professionisti indipendenti devono competere con la consulenza apparentemente gratuita offerta da chi vende prodotti e mezzi tecnici, i cui costi reali vengono spesso assorbiti dal prezzo dei prodotti. 

Questa dinamica necessita di un cambio di paradigma su cui l’intero comparto dovrebbe interrogarsi: per ritrovare centralità, la figura del tecnico non può più limitarsi alla sola sfera agronomica, né ad una dinamica emergenziale. Deve evolversi in un facilitatore capace di offrire una visione d’insieme, integrando le pratiche di campo con la pianificazione aziendale, la gestione normativa e, soprattutto, la valorizzazione commerciale all’interno delle filiere.

Un’ulteriore considerazione riguarda l’infrastruttura stessa della conoscenza. Il nostro Paese sconta una frammentazione in 21 sistemi regionali separati, che disperde le risorse e in parte ostacola la replicabilità dei modelli di assistenza tecnica virtuosi. Questo scollamento si riflette anche sul delicato tema del ricambio generazionale e sulle modalità in cui i nuovi tecnici si formano e agli strumenti che gli vengono messi a disposizione. L’attuale scarto tra la preparazione teorica fornita dalle università e le reali necessità operative in campo crea una barriera all’ingresso per i giovani professionisti e dal momento che il costo economico dell’affiancamento sul campo non può ricadere solamente sui bilanci aziendali e dei tecnici “senior”, emerge la necessità di ripensare il sistema formativo, magari istituzionalizzando percorsi di tutoraggio supportati da risorse pubbliche, con focus sul biologico, che nello specifico vede una grande mancanza di tecnici qualificati.

Infine, l’orizzonte politico e normativo offre stimoli di grande portata. Se l’obiettivo è radicare l’assistenza nel territorio, realtà come i biodistretti sembrano essere l’ecosistema naturale per aggregare queste competenze, così come utilizzare gli strumenti della PAC (per esempio quelli di back-office) per istituire degli spazi dedicati all’interazione fra tecnici e all’aggregazione di informazioni e conoscenze di supporto professionale. Tuttavia, il dibattito si spinge anche su provocazioni più strutturali, come l’idea di legare l’erogazione dei premi PAC per il bio all’obbligo di avvalersi di servizi di assistenza qualificati.

La vera sfida, dunque, non è solo tecnica ma sistemica, con il futuro Piano d’Azione Nazionale per il Biologico che dovrà dimostrare se il sistema paese è pronto a investire concretamente sulle reti di conoscenza, o se si limiterà a delineare principi teorici privi delle necessarie coperture finanziarie per renderli operativi.

Arrivato al giro di boa, il progetto Organic Advice Network continua a promuovere attività per i tecnici che si occupano o che si stanno interessando al settore del biologico. Anche quest’anno 14 cross visits in tutta Europa hanno portato i tecnici a viaggiare e scambiarsi conoscenze su tanti temi diversi, spesso accomunati dalle necessità di adattarsi alle condizioni climatiche che stanno cambiando, a ritmi imprevedibili, in tutti i paesi del continente.

In tema di formazione, oltre al corso base sull’agricoltura biologica promosso lo scorso anno, sono stati sviluppati una serie di percorsi formativi (molti già online!) dedicati ai giovani professionisti e ai tecnici che desiderano specializzarsi in bio, con la possibilità di integrare le conoscenze con approfondimenti dedicati a soft skills e approcci ai diversi tipi di consulenza, che arricchiscono il bagaglio culturale del tecnico e lo proiettano in quella dimensione di motore dell’innovazione di cui si è discusso a lungo durante la giornata di lavoro a Roma.

Per info: Marcello Maggioli | m.maggioli@firab.it

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