Agrochemiobiotecnologie

In un’analisi del 7 marzo, Rabobank, una delle principali major del credito, rende noto che le aziende agrochimiche operano ormai da diversi anni verso una fusione con la ricerca biotecnologica.

La banca descrive due tipi di imprese che operano in questi mercati integrati: i titolari di brevetti e produttori di generici (ossia quelle imprese che –come avviene per i farmaci- producono pesticidi a base di principi attivi non più coperti da esclusive brevettuale). “Tra il 2000 e il 2010, la quota di mercato degli input chimici protetti da un brevetto è diminuita dal 30% al 23,5%, mentre la quota dei generici è passata dal 33% al 51,5%”, dice lo studio. Ma nonostante questa tendenza, le società che detengono brevetti controllano ancora il 70% del mercato dei prodotti agrochimici. Questo controllo, secondo Rabobank, passa attraverso la vendita incrociata di semi biotech da utilizzare associati a input chimici esclusivi. Ciò ha portato a un diminuito ingresso sul mercato di nuove molecole disponibili per l’industria che lavora sui generici, costringendola ad abbassare i loro prezzi. In tal modo, il mercato delle sementi basato sulle biotecnologie si rivela più redditizio per le aziende che depositano brevetti.

Rabobank ha sottolineato infine che il bilancio per le attività di R&D di queste società è ora più orientato verso la proposizione di un pacchetto composto da semi + agrochimici, consentendo un miglior ritorno degli investimenti.

Commento: un simile scenario sembra non molto compatibile e favorevole allo stimolo dell’innovazione e allo sviluppo di un sistema agroecologico e a controllo democratico.

220.000 morti l’anno nel mondo da pesticidi

220.000 morti è il costo umano annuale del mercato mondiale di pesticidi, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, rilanciati in Spagna dalla Fundación Vivo Sano e dalla Organización para la Defensa de la Salud in occasione della Settimana senza Pesticidi, che si celebra in diversi Paesi dal 20 al 30 marzo.

Avvelenamenti diretti legati ai trattamenti agricoli e intossicazioni legati al consumo di alimenti che li contengono, ma un’esposizione inconsapevole di gran parte della popolazione attraverso cibo, acqua e aria o in occasione della cura di giardini e punti verde. Principi attivi che spesso si bioaccumulano nei grassi con effetti cronici spesso sconosciuti.

Eppure, da studi agronomici dell’Istituto Nazionale di Ricerca Agricola, INRA, francese, una semplice riduzione non guidata del 50% degli apporti di pesticidi comporterebbe una riduzione di resa del solo 6%, nonché un contenimento dei costi produttivi: in Francia tale mercato si aggirava nel 2010 intorno a 2,6 miliardi di euro per 80.000 tonnellate di principi attivi e 170.000 tonnellate di adiuvanti, ossia 4 chili di pesticidi per abitante.

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