di Luca Colombo
CAGATA è una sequenza di basi nucleotidiche (C-Citosina, A-Adenina, G-Guanina e T-Timina) in cui ci si può imbattere decifrando il genoma.
CAGATA è quindi immanente alla genetica e come tutte le sequenze nucleotidiche, può essere determinante per la vita, irrilevante, o dar luogo a fenomeni ereditari. CAGATA è parte della biologia e parte dell’esperienza umana e può essere pertanto di interesse scientifico e culturale. Oppure si rivela semplice scoria, per usare un concetto in voga tra i genetisti alla voce junk DNA. O, ancora, con il nuovo Regolamento europeo, si ha una CAGATA invisibile al mercato e inodore al consumo all’insegna degli NGT categoria 1, ovvero l’editing genetico entro le 20 modifiche del DNA di una pianta: potevano essere 15 o 25, ma un compromesso serve a digerirlo meglio.
CAGATA è spesso trascritta e replicata all’interno di organi, in particolare accademici; in talune cellule, specie con funzioni di rappresentanza, ha carattere ereditario mentre in altre si è manifestata per mutazione. Con l’avanzamento della decodifica del DNA si avverte come lungo i suoi filamenti ci si possa imbattere in una CAGATA dietro l’altra, sequenze dall’enorme potenziale: una che esprime caratteri di massima produttività, una che codifica sostenibilità perpetua dell’agricoltura, una che si traduce in arricchimento degli agricoltori, una per la gestione della crisi climatica. La CAGATA ritenuta capace di risolvere il problema della cecità infantile si è invece dimostrata troppo grossa ed è stata silenziata dopo quasi 30 anni dalle sue prime manifestazioni.
CAGATA si moltiplica e riproduce nel nucleo, un nucleo spesso delimitato e inaccessibile. Il nucleo diventa però poroso quando il sistema di codificazione traduce l’informazione genetica in informazione di massa tramite RNA messaggero (mRNA: alberga in consorterie e redazioni) e RNA transfer (tRNA: ha sede nelle Istituzioni e appare attivo tra le Senatrici a Vita). CAGATA rappresenta quindi un pezzo di codice genetico e talvolta il segnale di inizio della traduzione dell’mRNA. Non stiamo parlando di geni, al massimo di promotori, quelli che governano l’espressione genetica e regolano la sintesi.
Basta però una leggera mutazione, all’apparenza insignificante, che la CAGATA può assumere effetti dirompenti. Sembra – a uno sguardo distratto – che il cambio di un nucleotide produca esiti limitati, ma nel codice genetico una lettera può cambiare il destino. CACATA è, per esempio, una variante congenita in alcune popolazioni: produce esiti simili, ma talvolta più insidiosi perché dall’espressione sciolta e brutale.
Non si trascuri infine la legislazione in materia di brevettazione biotecnologica (Dir. 98/44/CE) che sancisce la privativa per “il materiale biologico isolato dal suo contesto naturale”. Visto che nell’intimo di ciascun di noi si annida una CAGATA, se particolarmente inventiva, un domani può assumere valore commerciale. E l’esclusiva andrà rivendicata quale CAGATA patentata.

