Il nuovo bando per la ristorazione scolastica di Roma introduce criteri per rafforzare prodotti biologici, filiere locali, riduzione degli sprechi e inclusione sociale. Per FIRAB, ora servono risorse pubbliche e infrastrutture per rendere effettiva questa transizione a livello nazionale.
di Alba Pietromarchi
La pubblicazione del nuovo bando per il servizio di ristorazione scolastica di Roma Capitale – la cui gara scade il 15 settembre 2026 per un affidamento di 48 mesi – è un passaggio cruciale per le politiche alimentari del comune agricolo più grande d’Europa. Con oltre 150 mila pasti serviti al giorno, la mensa pubblica non è un semplice servizio logistico, ma il cardine di una rete territoriale capace di educare, nutrire e creare comunità, connettendo direttamente agricoltori, amministratori, scuole e famiglie.
Come FIRAB, attraverso la nostra partecipazione attiva ai Tavoli tematici del Consiglio del Cibo di Roma, abbiamo lavorato intensamente per orientare questo percorso verso una visione sistemica.
Il nuovo capitolato recepisce importanti innovazioni che vanno nella direzione da noi sollecitata al Tavolo 6 sulla ristorazione scolastica: dalla facoltà di introdurre il “menù green” mensile – una scelta vegetale ad alto valore salutare capace di abbattere significativamente le emissioni di CO₂ – all’inserimento di prodotti da agricoltura sociale e no-caporalato, fino alla valorizzazione della frutta fuori calibro contro lo spreco alimentare.
Accanto a questo traguardo, la gara conferma la centralità dei prodotti biologici, DOP, IGP ed equosolidali, promuovendo al contempo l’autonomia dei più piccoli a tavola e la valorizzazione delle cucine scolastiche come spazi aperti alla comunità per percorsi ed eventi territoriali.
Impegni che potrebbero godere di contributi statali rischiando però di scontrarsi con un grave paradosso nazionale: dal 2018 ad oggi il Fondo statale per le mense biologiche ha subito un taglio del 54%, crollando a soli 0,07 euro di contributo per singolo pasto a fronte di una richiesta di prodotti bio quadruplicata. Si tratta di una contraddizione politica che trasforma la sostenibilità in un onere per gli enti locali. Per questo come FIRAB chiediamo il rifinanziamento immediato del Fondo ad almeno 10 milioni di euro.
Inoltre, affinché la transizione sia reale, occorre superare le barriere logistiche che spesso penalizzano i piccoli agricoltori e allevatori del territorio. L’esperienza maturata da FIRAB nel progetto LIFE Grace (un progetto europeo finalizzato alla costruzione di un modello integrato capace di coniugare la conservazione degli habitat prato-pascolivi con lo sviluppo rurale sostenibile, realizzando filiere etiche, locali e replicabili) dimostra che è possibile integrare nei menù alimenti sostenibili come la carne grass-fed da pascoli estensivi dei siti Natura 2000 del Lazio, riducendo drasticamente l’impronta ecologica e promuovendo iniziative educative come “La mensa al pascolo”.
Ma per sostenere davvero la domanda di scuole, ristoranti e botteghe serve una svolta infrastrutturale. È da questa esigenza che, in seno al percorso del Piano del Cibo per Roma, nasce la proposta strategica “Spazio al cibo locale”, presentata da FIRAB: l’obiettivo è mappare spazi pubblici e mercati dismessi a canoni calmierati per realizzare veri e propri Hub logistici di quartiere, laboratori di trasformazione condivisi e punti di vendita diretta.
In attesa che la nuova logistica pubblica vada a regime, abbiamo presentato anche la proposta “Radici di Solidarietà” per attivare azioni immediate per il recupero delle eccedenze e l’inclusione sociale. Poiché il bando pubblico impone rigidi vincoli di capitolato, ci rivolgiamo alle mense scolastiche private: non essendo vincolate dai CAM, offrono la flessibilità necessaria per attivare subito il ritiro dell’invenduto e l’acquisto diretto da piccoli produttori locali, colmando il divario di competenze di cuochi e operatori su tagli, panificazione e adempimenti per ridurre sprechi e costi di gestione. Questa visione integrata pensiamo che possa diventare proattiva grazie ad una formazione continua e diffusa: attraverso l’Università di quartiere e le botteghe formative negli Alberghieri, negli ITS e nelle Case del Cibo (il braccio operativo e territorializzato del Consiglio del Cibo di Roma: attuano la Food Policy cittadina attraverso hub dedicati al welfare di prossimità, al recupero delle eccedenze, al contrasto alla povertà alimentare e alla promozione della filiera corta), potremmo connettere la filiera corta con le competenze artigianali del territorio.
Perché la ristorazione collettiva non è una voce di spesa da comprimere. Le mense scolastiche e gli spazi per il cibo di prossimità sono i primi presidi politici, educativi e sociali attraverso cui decidiamo, insieme, quale futuro coltivare per le nostre comunità. Unire le forze, fare rete e promuovere la partecipazione attiva di tutti gli attori della filiera significa trasformare il diritto al cibo sano e sostenibile in una realtà quotidiana per Roma.

