PER LE FESTE DICIAMO NO AL GLIFOSATO: regaliamo prodotti italiani e bio!

L’alternativa ai pesticidi e glifosato? L’abbiamo detto e ripetuto: si chiama agricoltura biologica. Fa bene alla salute dei consumatori, all’ambiente e alle tasche degli agricoltori.

Dopo il rinnovo dell’UE dell’autorizzazione all’utilizzo del glifosato in Europa per altri 5 anni, è sempre più urgente che l’Italia, che ha votato contro il rinnovo, si ponga all’avanguardia nelle politiche di sicurezza alimentare nell’UE. L’Italia vieta l’uso del glifosato (grazie al decreto del ministero della salute, in vigore dal 22 agosto del 2016) in determinate aree urbane, periurbane e in campagna nel periodo che precede il raccolto e la trebbiatura (cioè quando finisce per restare quasi tutto su ciò che mangeremo).

La presa di posizione nazionale, che va sostenuta e potenziata (ad es. con l’eliminazione del glifosato dall’agricoltura integrata, forma di adesione volontaria delle aziende ad un determinato disciplinare di produzione che permette loro di percepire degli aiuti diretti al reddito nei bandi PSR), costituisce pertanto un segnale incoraggiante per chi, opponendosi ad un’agricoltura troppo chimicizzata, auspica al contrario l’adozione di pratiche agricole in armonia con i processi naturali e priva di veleni, anche in considerazione del sempre maggiore interesse del mercato verso prodotti più sani per l’uomo e meno dannosi per l’ambiente.

Oggi vediamo, quindi, che il comportamento dei consumatori può avere un ruolo decisivo nella tutela dell’ambiente, della salute e della nostra economia: chi acquista prodotti italiani, più sani e ancora meglio se bio, fa bene alla nostra salute e nello stesso tempo sostiene il nostro agroalimentare!

 

Il BIO cresce e fa crescere SANO!

Incremento del 20% delle superfici coltivate e degli operatori dagli ultimi dati Sinab. Il 14,5% del terreno coltivato in Italia è bio.

Nel 2016 le superfici coltivate con metodo biologico in Italia hanno sfiorato gli 1,8 milioni di ettari, contro gli 1,5 milioni del 2015; boom anche delle aziende che hanno raggiunto quota 72.154 (nel 2015 erano 59.959), rappresentando il 4,4% del totale delle aziende agricole italiane.

Le scelte dei consumatori di alimenti senza pesticidi hanno portato a estensioni maggiori di coltivazioni di verdure e ortaggi (+48,9%), cereali (+32,6%), vite (+23,8%) e olivo (+23,7%). Per quanto riguarda la distribuzione regionale delle superfici biologiche, la maggiore estensione è registrata in Sicilia con 363.639 ettari, cui seguono la Puglia con 255.831 ettari e la Calabria con 204.428 ettari. In Calabria, peraltro, un ettaro su tre è bio!!

Non solo per gli agricoltori e per chi lavora la terra c’è un ritorno economico dignitoso ma tutta la collettività ne guadagna e, dunque, anche i singoli cittadini. Anche l’impennata dei consumi di prodotti bio rende sempre più chiaro che l’utilizzo di pesticidi oggi è considerato una modalità di produzione vecchia, in tutte le produzioni agroalimentari: crescite a ritmi di incremento a due cifre a fronte del boom di vendite nella GDO (+15,2% nel primo semestre 2017 dopo il  +20% nel 2016, secondo Ismea-Nielsen), con un giro d’affari che ha quasi sfiorato i 5 miliardi di euro, di cui il 40% generati dalle vendite all’estero, secondo le ultime stime della Fondazione di ricerca Firab.

I prodotti biologici sono sulla tavola di 20 milioni di famiglie, almeno una volta l’anno (per 13 milioni di italiani una volta alla settimana), con frutta (19% del venduto) e ortaggi  (15%) freschi e trasformati, pasta pane e biscotti (25%), latte e yogurt (10%), uova (8%), vino e bevande (6%), miele, aceto, olio extravergine; in crescita i consumi di carne e pesce (panel Ismea-Nielsen).

Le ragioni dell’impennata dei consumi nel segmento bio, che risulta in netta controtendenza rispetto alla dinamica degli acquisti alimentari nel loro complesso, vanno ricercate anche nell’aumento del numero di referenze e della profondità di gamma dei prodotti bio tra gli scaffali della Gdo, nella presenza di nuove linee di prodotto, anche private label, e nell’introduzione di marchi bio nei discount. Parallelamente i prezzi hanno mostrato una dinamica meno inflattiva rispetto agli alimenti convenzionali, favorendo l’avvicinamento di fasce più ampie di consumatori.

Molto ha contribuito il canale della filiera corta, con un aumento delle aziende che vendono direttamente le loro produzioni nei propri spacci, o nei mercatini, o tramite i gruppi d’acquisto solidale, o ancora tramite i siti di e-commerce; crescono gli agriturismi aperti da coltivatori bio, le mense scolastiche che utilizzano materie prime biologiche e le attività di ristorazione con materie prime bio, come evidenzia l’ultimo rapporto Bio Bank 2017.

A spiegare questi incrementi significativi della domanda, secondo la fondazione Firab ci sarebbe un cambiamento sostanziale nello stile di vita e nella cultura dei consumatori, con sempre maggior attenzione posta agli aspetti etici e alle conseguenze sulla salute e sull’ambiente: il concetto di qualità di un prodotto va ormai oltre le caratteristiche compositive o nutrizionali, per rivolgersi al metodo con cui gli alimenti sono ottenuti lungo tutta la filiera produttiva. Sicuramente sta sempre più crescendo la consapevolezza di voler trovare sulle nostre tavole soltanto cibi sani, e che l’agricoltura non utilizzi sostanze pericolose, come appunto il glifosato e altri pesticidi..

Questa attenzione verso una corretta e sana alimentazione, come quella biologica, diventa ancor più evidente nel canale delle mense scolastiche: nonostante la crisi, sulla scelta del biologico nelle scuole non si torna indietro.

Educa i più piccoli e al tempo stesso dà il buon esempio ai grandi, alla comunità: ecco perché le mense scolastiche che forniscono menù biologici, censite da Bio Bank fin dal 1996, quando erano appena 72, passate da 683 nel 2007 fino a superare quota 1.288 nel 2016, sono quasi raddoppiate.

Per le feste continuiamo a dare il buon esempioacquistiamo (e regaliamo) prodotti italiani, sani e ancora meglio se bio!

 

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