Ultimo anno (di cinque) del progetto DIVINFOOD. Cartoline da Roma

Dal progetto europeo alle politiche del cibo: FIRAB chiude l’ultimo anno di ricerca sulle colture arcobaleno rilanciando il ruolo dell’agrobiodiversità, tra innovazione agroecologica, salute alimentare e nuovi modelli di consumo più sostenibili e diversificati.

di Luca Colombo

FIRAB – come il mondo del biologico e dell’agroecologia – ha tra i suoi motivi fondativi il recupero e l’integrazione dell’agrobiodiversità nel sistema agricolo e alimentare. Illustrare oggi quanto facciamo in questa direzione va inteso anche quale omaggio alla vita, al lavoro e alla passione di Carlo Petrini, cui va il nostro grazie e il nostro saluto.

Dal 19 al 21 maggio si è tenuto il meeting annuale del progetto DIVINFOOD sulle colture arcobaleno e sottoutilizzate (NUCs, l’acronimo inglese), ospitato a Roma da FIRAB presso la Coop Coraggio e la Città dell’Altra Economia.

Più di 50 persone, tra partner e stakeholder di progetto, hanno concorso ai lavori, orientati quest’anno a una forte interazione per discutere i risultati di progetto e identificare concreti punti di caduta, volti a incoraggiare l’adozione dell’agrobiodiversità in agricoltura e nel sistema alimentare.

Preceduto il 5 maggio da un webinar sui percorsi di breeding e sementieri legati alle colture minori – in una cornice in cui si rischia lo sdoganamento dei nuovi OGM con la conclusione del processo legislativo sulle Nuove Tecniche Genomiche – il meeting annuale ha illustrato i percorsi di ricerca e sperimentazione portati avanti nel progetto in ambito di selezione varietale, agroecologico e di trasformazione alimentare.
Anche gli aspetti di commercializzazione e di ambiente alimentare sono stati analizzati, in particolare tramite un tour in città presso alcuni punti vendita alimentare (tra cui il Mercato di Testaccio, Natura sì, Zolle, Eataly, Al Passo Food e Vegustibus), nel corso del quale si è analizzato come le colture neglette vengano promosse e vendute.

Con questo ultimo anno di progetto, per FIRAB si presenta la sfida più impegnativa e stimolante: la redazione di un documento di analisi e orientamento delle politiche a promozione di una maggiore adozione delle colture minori.
Di concerto con i partner, FIRAB esplorerà il nexus tra politiche, colture neglette e ambiente alimentare: un approccio originale che cerca di sottolineare come la diversità agricola sia guidata e sostenuta dal sistema di consumo, invertendo l’approccio tradizionale della filiera.

L’ambiente alimentare – inteso come l’insieme dei contesti fisici, economici e culturali in cui i consumatori prendono decisioni sul cibo – rappresenta sia un’opportunità che un ostacolo all’adozione delle colture minori. Da un lato, si registra una spinta verso modelli alimentari più consapevoli (flexitariani, locavori), che valorizzano la partecipazione di più attori nella produzione e trasformazione locale del cibo. Dall’altro, le colture sottoutilizzate possono incontrare ostacoli strutturali: nel caso del lupino (focus del Living Lab italiano), la trasformazione della granella richiede processi di deamarizzazione, con costi energetici e idrici, e vi sono resistenze del settore industriale legate all’inclusione della coltura tra i potenziali allergeni.

Le Policy Recommendations di DIVINFOOD, che FIRAB si appresta a redigere, mirano a colmare il divario tra il potenziale agronomico/nutrizionale delle colture minori e la loro marginalizzazione di mercato, agendo su un quadro normativo multilivello.
L’obiettivo è quello di esaminare e suggerire come le politiche agricole esistenti, come la PAC, possano meglio supportarne l’adozione produttiva: ma non intendiamo limitarci a politiche settoriali.
Le politiche locali del cibo (come il Consiglio del Cibo di Roma di cui FIRAB è membro) possono creare un contesto istituzionale favorevole alla filiera corta, alla tracciabilità, all’agrobiodiversità e alla trasformazione decentrata. Analogamente, le politiche sanitarie e nutrizionali devono puntare sulla diversificazione dietetica e le colture minori possono trovare uno spazio adeguato nel contribuire a tali percorsi di salute alimentare. Idem per le politiche educative che, in particolare tramite l’organizzazione dei servizi mensa delle scuole, possono attivare percorsi di coscientizzazione sull’importanza del cibo sano e vario. O, ancora, le politiche urbanistiche, privilegiando botteghe e mercati con la loro (bio)diversità effettiva, invertendo l’egemonia della grande distribuzione e il suo appiattimento nutrizionale.
Insomma, una sfida che abbracci e declini l’integrazione delle politiche in una condizione che recuperi la responsabilità pubblica sui fronti della sostenibilità e della salute dei cittadini, oltre che del riequilibrio di mercato.
In questo, vogliamo anche cambiare narrazione spogliando l’immagine ‘sfigata’ dell’agrobiodiversità nella sua declinazione di piante neglette per rivestirla dei suoi colori e della sua varietà nutrizionale. Cominceremmo con il chiamarle ‘colture arcobaleno’: che ne dite?

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